.
Roma – La fregata Carlo Bergamini, impegnata nell’operazione europea Aspides, ha accompagnato nelle ultime ore il mercantile italiano Jolly Oro, della compagnia Ignazio Messina & C., durante il transito in direzione nord dello Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali passaggi strategici per il traffico marittimo internazionale.
L’attività rientra nella missione europea finalizzata alla protezione della navigazione commerciale nel Mar Rosso e rappresenta un contributo alla libertà di navigazione in un’area caratterizzata da persistenti rischi per le navi mercantili a causa degli attacchi degli Houthi.
La situazione di sicurezza ha spinto l’Unione Europea ad alzare il livello di allerta delle unità navali di Aspides, mantenendo comunque le attività di scorta. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la necessità di rafforzare la missione e di garantire maggiori risorse europee, sottolineando il ruolo dell’Italia e della Grecia nella sicurezza delle rotte commerciali.
Roma conferma inoltre la propria attenzione alle tensioni nel Mar Rosso e la disponibilità a contribuire alla sicurezza della navigazione anche nello Stretto di Hormuz, mentre l’UE chiede la cessazione degli attacchi e il ripristino della libertà di transito marittimo.
Le regole d’ingaggio sono molto severe
Ogni scelta deve essere possibilmente condivisa con lo Stato maggiore Difesa e il comando della Marina militare a meno che non si tratta di una emergenza sulla quale bisogna intervenire subito per difendersi all’istante.
L’uso della forza deve essere proporzionato e il codice recita così: “Si applicano i princìpi di necessità e proporzionalità, rispondendo direttamente agli attacchi in corso”.
In caso di azione a protezione del traffico mercantile è previsto l’abbattimento di missili, droni o la neutralizzazione di imbarcazioni e attacchi ostili che dovessero provenire dalle coste dello Yemen dove gli Houthi hanno già allestito trincee per 20 chilometri sulle colline.
La Fregata Bergamini è attrezzata con i più moderni sistemi d’arma e con una tecnologia di ultima generazione. Ecco i dettagli della capacità di fuoco. Artiglieria: a prua dispone di un cannone Oto Melara da 127/64 mm con sistema di caricamento automatico e gittata fino fino a 120 km e uno secondario Oto Melara da 76/62 mm Super Rapido. Sistemi missilistici: 16 celle Sylver A50 per missili superficie-aria della famiglia Aster per la difesa antiaerea e antimissile. Missili antinave:8 lanciatori per missili a lungo raggio Teseo Mk2/A che possono colpire anche obiettivi terrestri. Dispone poi di due impianti tripli per tubi lanciasiluri. Il ponte di bordo può ospitare anche due elicotteri.
Sulla Bergamini è attivo anche un apparato per la guerra tecnologica capace di disturbare e deviare eventuali razzi in volo e un sofisticato radar Kronos prodotto da Leonardo. In caso di necessità a bordo è anche possibile condurre interventi di telemedicina.
Il capo di stato maggiore Berutti Bergotto: “Compito della Marina è garantire i traffici marittimi nazionali”
“Attualmente la distanza geografica non ha lo stesso valore di quella geopolitica. Un luogo lontanissimo può essere vicinissimo dal punto di vista economico. Pensate agli stretti di Malacca, Hormuz, Bab el Mandeb o Suez. Se queste vie non sono libere per il traffico sorgono grandissimi problemi. La nostra nazione dipende moltissimo dalle materie prime che importiamo via mare. Siamo un’economia manifatturiera: importiamo il 60% di matere prime ed esportiamo il 70% dei nostri prodotti. L’Italia ha quindi necessità di una Marina che possa garantire questi traffici”. Lo ha osservato l’ammiraglio Giusepppe Berutti Bergotto intervenendo al Forum Risorsa Mare, organizzato da The European House Ambrosetti presso l’Auditorium Bucchioni.
Pochi minuti prima il ministro della difesa Guido Crosetto aveva annunciato l’intenzione di valutare l’invio di unità presso lo Stretto di Bab el Mandeb per garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali italiane dopo l’avanzata degli Houthi nella. Penisola Araba. La porta del Mar Rosso e l’anticamera di Suez, in grado di tagliare fuori il Mediterraneo dalle rotte mondiali. “Il Mediterraneo è diventato negli ultimi decenni preda di molte contese. Solo il 15% di questo mare è libero da una pretesa territoriale oggi. Prima parlavamo di Mediterraneo Allargato, ma oggi si parla di Mediterraneo Globale. Non possiamo più ragionare in ambienti ristretti”, invita l’ammiraglio.
A ottobre ci sarà il Simposio internazionale di Venezia, che diventa atteso a livello internazionale perché gli Stati Uniti lo scorso anno non hanno organizzato il proprio. “Tutti i mari sono legati assieme dalla globalizzazione dei commerci. Le Marine danno supporto a tutta la nostra armatoria, là dove serve. Non si può arrivare in quella zona di crisi dopo un mese o due mesi. Per questo abbiamo deciso il preposizionamento delle nostre unità. Il giorno dopo che gli Houthi hanno iniziato i primi attacchi al traffico mercantile nel Mar Rosso, dopo una settimana abbiamo mandato una nave che era in quel momento nel Mediterraneo Orientale. Operazione fatta sotto bandiera nazionale, solo dopo è nata la missione europea Aspides”, osserva l’ammiraglio Berutti Bergotto.
Berutti Bergotto sottolinea il ruolo di diplomazia della Marina. “Dobbiamo essere in grado di parlare con tutti. Oggi siamo una Marina di riferimento a livello internazionale, perché abbiamo anche un progresso tecnologico che ci deve permettere di mantenere una competitività con tutti. Recentemente le nostre navi sono state oggetto di interesse di altri Paesi, anche quelle che per noi vanno verso la dismissione”.
E proprio in queste ore la portaeromobili Garibaldi raggiunge l’Indonesia dopo il recente acquisto della vecchia unità di bandiera della Marina.
.
.
.

