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Nel ricordo… al ritrovamento della “Regia Corazza Roma”

Posted on 6 Ottobre 20266 Ottobre 2026 by ANMI LA MADDALENA

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a cura di Fabio Conti

La Maddalena – Il 28 Giugno del 2012, la Marina Militare ha comunicato che nel Golfo dell’Asinara è stata identificata una parte del relitto della Corazzata Roma, adagiata a circa 1000 metri di profondità ed a circa 16 miglia a Nord Ovest.

Le prime ed esclusive immagini del relitto sono state riprese dall’Ingegner Guido Gay titolare della società Gaymarine S.r.l. che da molti anni conduce in zona sperimentazioni di innovative apparecchiature di esplorazione subacquea da lui ideate e costruite. Grazie all’ausilio di un sofisticato robot subacqueo Pluto Palla, e ad altri esclusivi strumenti imbarcati a bordo del catamarano Daedalus di proprietà dello stesso ingegnere, il sito dove giace il relitto della corazzata ROMA è stato individuato e visitato.

Il personale della Marina Militare, imbarcato per l’occasione sul Daedalus su invito dell’ingegnere Gay, ha verificato la inequivocabile coerenza delle immagini, riprese per la prima volta il giorno 17 giugno 2012 e ripetute il 28 giugno 2012, di pezzi di artiglieria contraerea imbarcata sulla corazzata Roma.

Dopo 69 anni dall’affondamento è stato possibile assegnare la corretta posizione a quello che la Marina Militare ritiene uno dei più importanti Sacrari del mare; la Corazzata Roma fu affondata il 9 settembre del 1943 da un aereo tedesco e nella quale morirono 1.352 marinai, insieme al comandante delle forze navali da battaglia della regia Marina, l’ammiraglio di squadra Carlo Bergamini. Solo 622 furono i sopravvissuti.

I dettagli della scoperta sono stati poi presentati nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a La Maddalena, nei primi di Luglio del 2012.

La potenza di fuoco della Corazzata Roma

L’identificazione della Corazzata ROMA, dopo lunghi anni di ricerca, è stata immediata: la prima cosa che la telecamera del PLUTO ha ripreso, per pura fortuna, è uno dei 12 pezzi antiaerei da 90/50 sul ponte corazzato di coperta, che giace orizzontalmente staccato dallo scafo sottostante.

Questi cannoni erano montati esclusivamente sulle navi della Classe Littorio e Vittorio Veneto: quelli della Roma sono gli unici che giacciono sul fondo del mare. La loro presenza è stata la immediata conferma che si trattasse proprio della nave ammiraglia e l’unità più moderna ed evoluta della Regia Marina italiana durante la seconda guerra mondiale.

Le riprese hanno mostrato la presenza di altre armi di vario calibro, presenti a bordo: sempre sul ponte di coperta è ben visibile una delle piazzuole mitragliere con pezzi Breda binati 37/55 e 20/65 che appaiono ancora in batteria.

Mentre non è stato possibile trovare alcuna traccia delle quattro torri da 152/55 di medio calibro, sono state invece identificate due delle tre torri di grosso calibro da 381/50: la numero 3 di poppa, rimasta coricata sulla scarpata del canalone, 200 metri più in alto dei tronconi sul fondo e la numero 1. Quest’ultima, sfilatasi dal troncone di prua al momento della frattura e capovolgimento della nave, emerge alta, giacendo sottosopra: i cannoni sono sprofondati nel fango e la struttura che era all’interno della nave mostra ancora alcuni rulli su cui appoggiava e un pezzo della cremagliera del brandeggio.

Su questa Azionemare la Marina Militare ha depositato la targa commemorativa dedicata ai 1.393 marinai che persero la vita il 9 settembre del 1943.

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